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Errori ed orrori dell’edilizia scolastica a Massa

In occasione dell’iniziativa “Il pontile degli orrori: una passeggiata nella scuola di oggi”, in programma Domenica 26 aprile al pontile di Marina di Massa, abbiamo intenzione di mostrare le condizioni in cui versano le nostre scuole.

Attraverso una piccola mostra fotografica, esporremo la nostra opinione in merito ad un argomento che non può più essere ignorato: l’edilizia scolastica.

Per documentare al meglio la situazione delle scuole nella nostra zona c’è bisogno del vostro aiuto!
Chiunque fosse in possesso di fotografie riguardanti carenze strutturali del proprio istituto scolastico, o qualsiasi altro particolare degno di nota, può inviare il proprio materiale alla mail del blog.

Dobbiamo far sentire la nostra voce, per evitare che possano ripetersi tragedie come quelle accadute a San Giuliano di Puglia nel 2002 (morirono 27 bambini ed 1 insegnante in seguito al crollo dell’istituto comprensivo “Francesco Jovine”) e a Rivoli nel 2008 (morì un ragazzo 17enne, Vito Scafidi, in seguito al crollo del controsoffitto di un’aula).

Nel video:
la situazione dell’edilizia scolastica in alcune medie superiori a Massa…

Ripubblichiamo alcune informazioni raccolte nei mesi scorsi per alcune medie superiori di Massa.

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Liceo delle Scienze Sociali – Linguistico “G. Pascoli

Banchi troppo piccoli (ci stanno a malapena un quaderno ad anelli e un astuccio), sedie in cattivo stato, aule troppo piccole. Tapparelle rotte da settimane, lavagne rotte con crepe. Cartine geografiche rotte, inesistenti o così vecchie da riportare stati che non esistono più. Uscite di emergenza chiuse; bagni non distinti tra maschi e femmine, sporchi e mal funzionanti; persiane e finestre rotte, pavimento disconnesso, sporcizia ed umidità intollerabili, classi divise da un ‘separè’ di plastica traballante.

Non esiste un’infermeria (è uno sgabuzzino rotto, sporco e vuoto); classe sovraffollata (32 alunni), pavimento con evidenti buche e mancanza di mattonelle, ‘buchi’ nei muri da cui fuoriescono dei ferri spesso arrugginiti, ‘ganci’ di indubbia funzionalità nelle mura. Palestra in condizioni gravissime, ci piove dentro e c’è la muffa, bagni inesistenti negli spogliatoi maschili e piccoli e mal funzionanti in quelli femminili; abbiamo visto anche fili scoperti nelle aule, banchi e sedie ‘traballanti’, lavagne insicure, finestre dalle quali entrano acqua e spifferi gelidi, pedana su cui poggia la cattedra mal ridotta.

Istituto Statale d’Arte “Felice Palma”

Aula di discipline plastiche poco agibile, pavimento della biblioteca a rischio; i pannelli sul soffitto appaiono instabili, porte che non ci sembrano a norma, banchi, sedie e cattedre rotte; ‘inquilino abusivo’, che occupa le scale di emergenza. E il cantiere è a norma?

Liceo Classico “Pellegrino Rossi”

Le maniglie delle porte, delle aule e dei bagni, si sfilano e lasciano gli studenti bloccati all’interno con grossi rischi per la loro incolumità in caso di pericolo. Sono presenti barriere architettoniche che non permettono agli studenti diversamente abili di accedere e di spostarsi agevolmente all’interno dell’edificio scolastico. Le lampade a sospensione non sembrano fissate adeguatamente al soffitto, con il rischio che, al minimo inconveniente, rovinino a terra causando pericolo per tutti coloro che si trovano nella stanza in quel momento. Ci sono infissi inadeguati e lavagne molto vecchie, mai sostituite nell’arco di decenni. La palestra e gli spogliatoi, pur essendo stati ristrutturati recentemente, non sembrano offrire sufficienti garanzie sul fronte della sicurezza.

Liceo scientifico “Enrico Fermi”

Manca del tutto la palestra. All’ultimo piano manca il pulsante per dare l’allarme in caso di emergenza; le maniglie in diverse classi si staccano e gli studenti rischiano di restare bloccati nei locali. L’aula magna non riesce a contenere tutti gli studenti. Molte aule sono piccole perché ricavate da uffici; per ricavare delle aule sono stati sacrificati altri spazi didattici come il laboratorio di disegno tecnico.

Altre scuole

Invitiamo studenti, insegnanti e genitori delle altre scuole a segnalare problemi di sicurezza, carenze e disfunzioni nei commenti a questo post o scrivendoci a  retestudentimassa @ gmail.com allegando eventuali foto e filmati.

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Schede / guide di valutazione sicurezza:

Scuola Sicura: controlla la tua scuola
Indici minimi per l’edilizia scolastica e la didattica
Vademecum Igiene e Sicurezza nelle scuole
Schede sicurezza scuola ideale secondo IMQ

Documentazione e approfondimenti:
Il dossier Ecosistema Scuola 2008 di LegAmbiente
Il rapporto Imparare Sicuri 2008 di CittadinanzAttiva
Manifesto per una Scuola Sicura (2003)
Note e approfondimenti dalla Regione Emilia-Romagna

Riferimenti in cronaca:
Scuola bocciata in sicurezza
Scuole a rischio
Necessità di un piano per la sicurezza a scuola

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Edilizia scolastica: emergenza da sempre

Circa nove milioni di persone, tra alunni e operatori, sono soggetti ogni giorno a pericoli di natura strutturale, chimica e fisica. I governi e le istituzioni hanno fatto poco, non abbastanza per portare a compimento la bonifica delle strutture.

Da anni le statistiche, le varie fonti, le indagini, gli episodi di cronaca e le continue testimonianze, all’unisono e senza ombra di dubbio, denunciano che gran parte delle nostre istituzioni scolastiche non sono sicure e che i circa 9 milioni di persone, tra alunni e operatori, sono soggetti quotidianamente a una serie di rischi di natura strutturale, chimica e fisica. Eppure davanti a questa drammatica situazione, ampiamente certificata, i governi e le istituzioni hanno fatto e fanno poco, comunque non abbastanza per portare a compimento la bonifica delle strutture la cui urgenza era già stata denunciata dal legislatore in occasione della legge 23/1996 sull’edilizia scolastica. Si sono preoccupati di più nel cercare giustificazioni e nel rimpallarsi le responsabilità anziché affrontare efficacemente una piaga che da tempo affligge le nostre scuole. Basti pensare che ad oggi ministero, Comuni e Province ancora non hanno portato a compimento l’anagrafe sull’edilizia prevista dalla stessa legge. Tant’è che a distanza di tredici anni per avere un quadro approssimativamente esatto dello stato del nostro patrimonio edilizio a uso scolastico dobbiamo ricorrere a indagini svolte da soggetti non istituzionali quali Legambiente, Cittadinanza Attiva o Eurispes. Queste rilevazioni hanno il grande merito di consegnarci un quadro d’insieme della realtà e di non far cadere l’argomento nel dimenticatoio. Nelle 10.748 istituzioni scolastiche statali dislocate in circa 42.000 edifici studiano, lavorano e si relazionano ogni giorno milioni di persone in una condizione di ordinaria insicurezza delle strutture.

Il primo dato che emerge è che gran parte degli edifici scolastici sono vetusti; alcuni risalgono a prima del ‘900. Non solo. Il 68% circa di loro è stato costruito antecedentemente al 1974, anno in cui venne emanata la legge 62 che impone, per le costruzioni, il rispetto di precise prescrizioni per le zone sismiche. Sono circa 4600 le scuole che originariamente erano caserme, conventi o civili abitazioni. Ne consegue che gran parte degli edifici, nel corso del tempo, hanno subìto vari interventi di adeguamento e ammodernamento. Come pure non può sfuggire il dato che sulla costruzione di nuove scuole si investe poco visto che Province e Comuni ricorrono nell’11% dei casi ad affitti. Se poi diamo un’occhiata allo stato delle strutture il panorama è ancora più desolante. Un numero consistente di scuole non possiede il certificato di agilità statica, non ha impianti elettrici a norma, non ha scale di sicurezza e non ha porte antipanico. Per non parlare della agibilità igienico sanitaria o del certificato di prevenzioni incendi.

Sono indicatori che, considerati nel loro complesso, certificano la persistenza diffusa di rischi strutturali elevati. Le stesse fonti segnalano che quasi 14.000 edifici necessitano di interventi di manutenzione urgente per non parlare di quella ordinaria. Gli infortuni a scuola sono la cartina al tornasole di questo autentico disastro. Secondo l’Inail gli incidenti degli alunni e del personale sono in preoccupante e costante crescita; in alcuni casi hanno causato invalidità permanenti e anche decessi. Le cause più comuni sono attribuibili, oltre che al sovraffollamento e a certi comportamenti, alle condizioni delle strutture. E i casi si riferiscono solo agli infortuni che avvengono durante lo svolgimento di attività soggette alla copertura assicurativa dell’istituto. Manca infatti quanto avviene a seguito di crolli dovuti a cedimenti della struttura.Ma non è finita. Una recente indagine di Legambiente segnala che i casi certificati di presenza dell’amianto hanno interessato l’11,13% degli edifici coinvolti e prodotto le conseguenti azioni di bonifica. Sempre nella stessa indagine viene segnalata nelle scuole la presenza di radon, un gas radioattivo con proprietà cancerogene. Se poi aggiungiamo che per via della loro ubicazione territoriale le nostre scuole sono soggette al rischio sismico, idrogeologico, vulcanico, industriale, il panorama assume tratti drammatici tanto da connotarsi come una vera e propria emergenza nazionale.

Davanti a questo scenario desta sconcerto l’atteggiamento dello Stato e delle istituzioni. Anziché intervenire profondamente si tende a minimizzare il tutto. Lo racconta la storia dei finanziamenti risultati essere largamente insufficienti e non sempre esigibili. Lo testimonia l’assenza di un piano programmato di interventi prima con il blocco e poi con la cancellazione degli impegni assunti con la legge quadro dell’edilizia. Lo dimostrano i ritardi nella predisposizione dell’anagrafe nazionale. Lo evidenzia il processo di deresponsabilizzazione innescato da proroghe e rinvii. Lo acclara il progressivo disimpegno da parte dello Stato che scarica sugli enti locali e sulle scuole tutti gli oneri e le responsabilità. Lo dice questa ultima finanziaria con l’azzeramento delle risorse per la sicurezza nelle scuole finalizzate alla formazione e all’informazione dei lavoratori e delle figure previste dal sistema. Oltre ai tagli della Gelmini le scuole ora vengono private anche di quei pochi fondi indispensabili per espletare una corretta attività di prevenzione. E il governo continua a fare annunci e proclami ben sapendo che quelle poche risorse individuate per l’edilizia scolastica sono solo un’ una tantum e per giunta non immediatamente esigibile. Per porre fine ad un’emergenza di siffatte dimensioni ci vuole ben altro! Lo Stato, di concerto con tutte le altre istituzioni, ha il dovere di garantire la sicurezza delle e nelle scuole a cominciare dalla messa a norma delle strutture. Non è pensabile che si continui ad affidare il destino delle bambine, dei bambini, degli alunni e del personale al caso nella speranza che un contro soffitto, un intonaco o un qualsiasi altro cedimento strutturale avvenga quando le aule sono deserte. Non è tollerabile che le istituzioni continuino a condizionare la risoluzione del problema alle compatibilità di spesa. Da anni la società civile, le famiglie, il mondo della scuola e le organizzazioni sindacali chiedono allo Stato e alle istituzioni tutte un’assunzione di responsabilità che non può non prescindere dalla disponibilità di risorse certe e adeguate per realizzare una scuola veramente sicura.

( tratto da da rassegna.it )


Scuola o cantiere?

scuola-cantiere2

La Befana della Gelmini

Nella calza befanadel ministro ne’ caramelle ne’ carbone, ma i nostri problemi.

Se fossero gli studenti a vestire i panni della Befana, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, troverebbe nella calza qualche consiglio e qualche invito, ma soprattutto un promemoria dei problemi reali della scuola, e qualche soldino da destinare alla messa in sicurezza degli edifici scolastici.

Il primo ‘dono’ della Rete degli Studenti e’ l’augurio di una maggiore autonomia per il suo ministero,  accompagnato da un briciolo di orgoglio: dato che nominalmente non sarebbe  una semplice portavoce, ma  risulterebbe addirittura essere ministro della Pubblica Istruzione, vorremmo che avesse qualche competenza in più e dimostrasse la capacita’ di esercitare un ruolo più indipendente dagli altri ministri, soprattutto da Tremonti.

Poi nella calza del Ministro metteremmo un briciolo di capacita’ di ascolto che lei, in questi mesi, ha dimostrato di non avere.

Ancora, nella calza metteremmo un promemoria di alcuni dei problemi e delle preoccupazioni che i ragazzi vivono quotidianamente: dal recupero dei debiti scolastici (una questione molto preoccupante, visto che quasi nessuna scuola, per mancanza di fondi, attiva i corsi di recupero), ai regolamenti di riforma del sistema scolastico.

Infine le lasceremmo un miliardo di euro, da investire immediatamente nella messa in sicurezza degli edifici scolastici: un problema da non dimenticare…

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Riferimenti:
Berlusconi e la Befana
Tremonti e la Befana
Gelmini e la Befana
Canzone della Befana e della Scuola

Aggiornamenti:
La Befana vien di notte
… e ci lascia il carbone

“Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”

“Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”
C’e’ tutta la rabbia e il dolore degli studenti nello striscione scritto all’indomani del crollo al liceo Darwin di Rivoli nel quale ha perso la vita sabato scorso il 17enne Vito Scafidi.

Si può fare o meno polemica sulla definizione di “fatalità” per quanto accaduto, e sarebbe sciocco attribuirne direttamente la colpa al governo in carica. Ciò che non si può affatto negare è che la situazione dell’edilizia scolastica in Italia è molto grave; è responsabilità politica dei diversi governi e delle amministrazioni locali che si sono succedute quella di aver sempre trascurato o messo in secondo piano le esigenze di sicurezza degli edifici adibiti a scuole.

Non sono quindi ammissibili ulteriori ritardi nell’affrontare tali problemi. Occorre mettere subito in sicurezza tutti gli edifici scolastici: vanno utilizzati i soldi già stanziati in merito, ma ne occorreranno sicuramente altri, e su tali questioni non è sicuramente il caso di parlare di tagli.

Non possiamo continuare a convivere con le carenze strutturali o la mancanza di manutenzione delle nostre scuole, accettandole passivamente. Episodi come quello di Rivoli ci devono insegnare che si tratta di problemi che non possiamo ignorare: restare indifferenti nei confronti di chiunque muore andando a scuola o al lavoro è un atteggiamento intollerabile, non prendere iniziative al riguardo diventa irresponsabile.

Come sindacato degli studenti ci siamo già battuti in passato e continuiamo a batterci affinchè le nostre scuole siano sicure sotto tutti i punti di vista. Abbiamo quindi pensato sia opportuna una ricognizione delle carenze negli edifici scolastici che frequentiamo.

Di seguito presentiamo le prime osservazioni raccolte dalla Rete Studenti per alcune medie superiori di Massa.

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Liceo delle Scienze Sociali – Linguistico “G. Pascoli

Banchi troppo piccoli (ci stanno a malapena un quaderno ad anelli e un astuccio), sedie in cattivo stato, aule troppo piccole. Tapparelle rotte da settimane, lavagne rotte con crepe. Cartine geografiche rotte, inesistenti o così vecchie da riportare stati che non esistono più. Uscite di emergenza chiuse; bagni non distinti tra maschi e femmine, sporchi e mal funzionanti; persiane e finestre rotte, pavimento disconnesso, sporcizia ed umidità intollerabili, classi divise da un ‘separè’ di plastica traballante.

Non esiste un’infermeria (è uno sgabuzzino rotto, sporco e vuoto); classe sovraffollata (32 alunni), pavimento con evidenti buche e mancanza di mattonelle, ‘buchi’ nei muri da cui fuoriescono dei ferri spesso arrugginiti, ‘ganci’ di indubbia funzionalità nelle mura. Palestra in condizioni gravissime, ci piove dentro e c’è la muffa, bagni inesistenti negli spogliatoi maschili e piccoli e mal funzionanti in quelli femminili; abbiamo visto anche fili scoperti nelle aule, banchi e sedie ‘traballanti’, lavagne insicure, finestre dalle quali entrano acqua e spifferi gelidi, pedana su cui poggia la cattedra mal ridotta.

Istituto Statale d’Arte “Felice Palma”

Aula di discipline plastiche poco agibile, pavimento della biblioteca a rischio; i pannelli sul soffitto appaiono instabili, porte che non ci sembrano a norma, banchi, sedie e cattedre rotte; ‘inquilino abusivo’, che occupa le scale di emergenza. E il cantiere è a norma?

Liceo Classico “Pellegrino Rossi”

Le maniglie delle porte, delle aule e dei bagni, si sfilano e lasciano gli studenti bloccati all’interno con grossi rischi per la loro incolumità in caso di pericolo. Sono presenti barriere architettoniche che non permettono agli studenti diversamente abili di accedere e di spostarsi agevolmente all’interno dell’edificio scolastico. Le lampade a sospensione non sembrano fissate adeguatamente al soffitto, con il rischio che, al minimo inconveniente, rovinino a terra causando pericolo per tutti coloro che si trovano nella stanza in quel momento. Ci sono infissi inadeguati e lavagne molto vecchie, mai sostituite nell’arco di decenni. La palestra e gli spogliatoi, pur essendo stati ristrutturati recentemente, non sembrano offrire sufficienti garanzie sul fronte della sicurezza.

Liceo scientifico “Enrico Fermi”

Manca del tutto la palestra. All’ultimo piano manca il pulsante per dare l’allarme in caso di emergenza; le maniglie in diverse classi si staccano e gli studenti rischiano di restare bloccati nei locali. L’aula magna non riesce a contenere tutti gli studenti. Molte aule sono piccole perché ricavate da uffici; per ricavare delle aule sono stati sacrificati altri spazi didattici come il laboratorio di disegno tecnico.

Altre scuole

Invitiamo studenti, insegnanti e genitori delle altre scuole a segnalare problemi di sicurezza, carenze e disfunzioni nei commenti a questo post o scrivendoci a  retestudentimassa @ gmail.com allegando eventuali foto e filmati.

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Schede / guide di valutazione sicurezza:

Scuola Sicura: controlla la tua scuola
Indici minimi per l’edilizia scolastica e la didattica
Vademecum Igiene e Sicurezza nelle scuole
Schede sicurezza scuola ideale secondo IMQ

Documentazione e approfondimenti:
Il dossier Ecosistema Scuola 2008 di LegAmbiente
Il rapporto Imparare Sicuri 2008 di CittadinanzAttiva
Manifesto per una Scuola Sicura (2003)
Note e approfondimenti dalla Regione Emilia-Romagna

Riferimenti in cronaca:
Scuola bocciata in sicurezza
Scuole a rischio
Necessità di un piano per la sicurezza a scuola
Bimbo cade da finestra scuola: non solo fatalità

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Morire a scuola nel 2008

in segno di lutto...

La Rete degli Studenti Medi esprime la propria tristezza e il proprio dolore
per la morte dello studente Vito Scafidi nel crollo della scuola a Rivoli.
Gli studenti e le studentesse della Rete
sono vicini ai famigliari, agli amici, ai compagni di classe di Vito.
Solidarietà e un augurio di pronta guarigione per i ragazzi feriti.

Riferimenti:
La cronaca della notizia (fonte: Repubblica.it)
Le immagini del crollo

Scuole del Sud peggiori del Nord?

Infuria la polemica per le dichiarazioni della Gelmini sui docenti del Sud più ignoranti che al Nord.. Il Ministro ha smentito, riportando però i dati Ocse-Pisa “le scuole del Sud patiscono un deficit strutturale” che le rende inadeguate ai livelli europei. Insomma, non è colpa dei prof, ma al Sud siamo più ignoranti? Non è proprio così…

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