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Edilizia scolastica: emergenza da sempre

Circa nove milioni di persone, tra alunni e operatori, sono soggetti ogni giorno a pericoli di natura strutturale, chimica e fisica. I governi e le istituzioni hanno fatto poco, non abbastanza per portare a compimento la bonifica delle strutture.

Da anni le statistiche, le varie fonti, le indagini, gli episodi di cronaca e le continue testimonianze, all’unisono e senza ombra di dubbio, denunciano che gran parte delle nostre istituzioni scolastiche non sono sicure e che i circa 9 milioni di persone, tra alunni e operatori, sono soggetti quotidianamente a una serie di rischi di natura strutturale, chimica e fisica. Eppure davanti a questa drammatica situazione, ampiamente certificata, i governi e le istituzioni hanno fatto e fanno poco, comunque non abbastanza per portare a compimento la bonifica delle strutture la cui urgenza era già stata denunciata dal legislatore in occasione della legge 23/1996 sull’edilizia scolastica. Si sono preoccupati di più nel cercare giustificazioni e nel rimpallarsi le responsabilità anziché affrontare efficacemente una piaga che da tempo affligge le nostre scuole. Basti pensare che ad oggi ministero, Comuni e Province ancora non hanno portato a compimento l’anagrafe sull’edilizia prevista dalla stessa legge. Tant’è che a distanza di tredici anni per avere un quadro approssimativamente esatto dello stato del nostro patrimonio edilizio a uso scolastico dobbiamo ricorrere a indagini svolte da soggetti non istituzionali quali Legambiente, Cittadinanza Attiva o Eurispes. Queste rilevazioni hanno il grande merito di consegnarci un quadro d’insieme della realtà e di non far cadere l’argomento nel dimenticatoio. Nelle 10.748 istituzioni scolastiche statali dislocate in circa 42.000 edifici studiano, lavorano e si relazionano ogni giorno milioni di persone in una condizione di ordinaria insicurezza delle strutture.

Il primo dato che emerge è che gran parte degli edifici scolastici sono vetusti; alcuni risalgono a prima del ‘900. Non solo. Il 68% circa di loro è stato costruito antecedentemente al 1974, anno in cui venne emanata la legge 62 che impone, per le costruzioni, il rispetto di precise prescrizioni per le zone sismiche. Sono circa 4600 le scuole che originariamente erano caserme, conventi o civili abitazioni. Ne consegue che gran parte degli edifici, nel corso del tempo, hanno subìto vari interventi di adeguamento e ammodernamento. Come pure non può sfuggire il dato che sulla costruzione di nuove scuole si investe poco visto che Province e Comuni ricorrono nell’11% dei casi ad affitti. Se poi diamo un’occhiata allo stato delle strutture il panorama è ancora più desolante. Un numero consistente di scuole non possiede il certificato di agilità statica, non ha impianti elettrici a norma, non ha scale di sicurezza e non ha porte antipanico. Per non parlare della agibilità igienico sanitaria o del certificato di prevenzioni incendi.

Sono indicatori che, considerati nel loro complesso, certificano la persistenza diffusa di rischi strutturali elevati. Le stesse fonti segnalano che quasi 14.000 edifici necessitano di interventi di manutenzione urgente per non parlare di quella ordinaria. Gli infortuni a scuola sono la cartina al tornasole di questo autentico disastro. Secondo l’Inail gli incidenti degli alunni e del personale sono in preoccupante e costante crescita; in alcuni casi hanno causato invalidità permanenti e anche decessi. Le cause più comuni sono attribuibili, oltre che al sovraffollamento e a certi comportamenti, alle condizioni delle strutture. E i casi si riferiscono solo agli infortuni che avvengono durante lo svolgimento di attività soggette alla copertura assicurativa dell’istituto. Manca infatti quanto avviene a seguito di crolli dovuti a cedimenti della struttura.Ma non è finita. Una recente indagine di Legambiente segnala che i casi certificati di presenza dell’amianto hanno interessato l’11,13% degli edifici coinvolti e prodotto le conseguenti azioni di bonifica. Sempre nella stessa indagine viene segnalata nelle scuole la presenza di radon, un gas radioattivo con proprietà cancerogene. Se poi aggiungiamo che per via della loro ubicazione territoriale le nostre scuole sono soggette al rischio sismico, idrogeologico, vulcanico, industriale, il panorama assume tratti drammatici tanto da connotarsi come una vera e propria emergenza nazionale.

Davanti a questo scenario desta sconcerto l’atteggiamento dello Stato e delle istituzioni. Anziché intervenire profondamente si tende a minimizzare il tutto. Lo racconta la storia dei finanziamenti risultati essere largamente insufficienti e non sempre esigibili. Lo testimonia l’assenza di un piano programmato di interventi prima con il blocco e poi con la cancellazione degli impegni assunti con la legge quadro dell’edilizia. Lo dimostrano i ritardi nella predisposizione dell’anagrafe nazionale. Lo evidenzia il processo di deresponsabilizzazione innescato da proroghe e rinvii. Lo acclara il progressivo disimpegno da parte dello Stato che scarica sugli enti locali e sulle scuole tutti gli oneri e le responsabilità. Lo dice questa ultima finanziaria con l’azzeramento delle risorse per la sicurezza nelle scuole finalizzate alla formazione e all’informazione dei lavoratori e delle figure previste dal sistema. Oltre ai tagli della Gelmini le scuole ora vengono private anche di quei pochi fondi indispensabili per espletare una corretta attività di prevenzione. E il governo continua a fare annunci e proclami ben sapendo che quelle poche risorse individuate per l’edilizia scolastica sono solo un’ una tantum e per giunta non immediatamente esigibile. Per porre fine ad un’emergenza di siffatte dimensioni ci vuole ben altro! Lo Stato, di concerto con tutte le altre istituzioni, ha il dovere di garantire la sicurezza delle e nelle scuole a cominciare dalla messa a norma delle strutture. Non è pensabile che si continui ad affidare il destino delle bambine, dei bambini, degli alunni e del personale al caso nella speranza che un contro soffitto, un intonaco o un qualsiasi altro cedimento strutturale avvenga quando le aule sono deserte. Non è tollerabile che le istituzioni continuino a condizionare la risoluzione del problema alle compatibilità di spesa. Da anni la società civile, le famiglie, il mondo della scuola e le organizzazioni sindacali chiedono allo Stato e alle istituzioni tutte un’assunzione di responsabilità che non può non prescindere dalla disponibilità di risorse certe e adeguate per realizzare una scuola veramente sicura.

( tratto da da rassegna.it )


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