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12 dicembre 2008: difendiamo il nostro futuro

carrara 24.10.2008

Sciopero generale del 12 dicembre 2008:
scendiamo in piazza, accanto alle lavoratrici e ai lavoratori, per difendere il nostro futuro.

In questi mesi abbiamo manifestato il nostro dissenso allo smantellamento della scuola pubblica, abbiamo gridato le nostre ragioni, abbiamo esposto le nostre proposte per difendere la scuola, l’università, la ricerca e il nostro futuro.
Nel nostro cammino abbiamo incontrato professori, genitori, docenti universitari, ricercatori, dottorandi, accorgendoci man mano di non essere soli, di essere in molti a rifiutare il disegno distruttivo del governo, di essere in tanti a voler cambiare, a voler migliorare scuola e università.

Il 12 dicembre, nel giorno dello sciopero generale indetto dalla CGIL e dalle confederazioni di base, saremo in piazza accanto alle lavoratrici e ai lavoratori. Una giornata in cui chiediamo al governo, ancora una volta, risposte diverse alla crisi economica, chiediamo di modificare le politiche dannose sulla scuola, chiediamo di fermare i tagli indiscriminati e pensare a una vera riforma costruttiva, capace di migliorare, e non umiliare, la scuola pubblica.

A Massa il concentramento per il corteo di manifestazione è in Piazza Garibaldi alle ore 9.00  – il comizio conclusivo è in Piazza Mercurio.

In difesa della scuola pubblica
e della dignità di tutti i lavoratori.

Collegamenti:
Piattaforma rivendicativa CGIL
Cobas, Cub e SdL intercategoriale
Rete degli Studenti Medi

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“Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”

“Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”
C’e’ tutta la rabbia e il dolore degli studenti nello striscione scritto all’indomani del crollo al liceo Darwin di Rivoli nel quale ha perso la vita sabato scorso il 17enne Vito Scafidi.

Si può fare o meno polemica sulla definizione di “fatalità” per quanto accaduto, e sarebbe sciocco attribuirne direttamente la colpa al governo in carica. Ciò che non si può affatto negare è che la situazione dell’edilizia scolastica in Italia è molto grave; è responsabilità politica dei diversi governi e delle amministrazioni locali che si sono succedute quella di aver sempre trascurato o messo in secondo piano le esigenze di sicurezza degli edifici adibiti a scuole.

Non sono quindi ammissibili ulteriori ritardi nell’affrontare tali problemi. Occorre mettere subito in sicurezza tutti gli edifici scolastici: vanno utilizzati i soldi già stanziati in merito, ma ne occorreranno sicuramente altri, e su tali questioni non è sicuramente il caso di parlare di tagli.

Non possiamo continuare a convivere con le carenze strutturali o la mancanza di manutenzione delle nostre scuole, accettandole passivamente. Episodi come quello di Rivoli ci devono insegnare che si tratta di problemi che non possiamo ignorare: restare indifferenti nei confronti di chiunque muore andando a scuola o al lavoro è un atteggiamento intollerabile, non prendere iniziative al riguardo diventa irresponsabile.

Come sindacato degli studenti ci siamo già battuti in passato e continuiamo a batterci affinchè le nostre scuole siano sicure sotto tutti i punti di vista. Abbiamo quindi pensato sia opportuna una ricognizione delle carenze negli edifici scolastici che frequentiamo.

Di seguito presentiamo le prime osservazioni raccolte dalla Rete Studenti per alcune medie superiori di Massa.

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Liceo delle Scienze Sociali – Linguistico “G. Pascoli

Banchi troppo piccoli (ci stanno a malapena un quaderno ad anelli e un astuccio), sedie in cattivo stato, aule troppo piccole. Tapparelle rotte da settimane, lavagne rotte con crepe. Cartine geografiche rotte, inesistenti o così vecchie da riportare stati che non esistono più. Uscite di emergenza chiuse; bagni non distinti tra maschi e femmine, sporchi e mal funzionanti; persiane e finestre rotte, pavimento disconnesso, sporcizia ed umidità intollerabili, classi divise da un ‘separè’ di plastica traballante.

Non esiste un’infermeria (è uno sgabuzzino rotto, sporco e vuoto); classe sovraffollata (32 alunni), pavimento con evidenti buche e mancanza di mattonelle, ‘buchi’ nei muri da cui fuoriescono dei ferri spesso arrugginiti, ‘ganci’ di indubbia funzionalità nelle mura. Palestra in condizioni gravissime, ci piove dentro e c’è la muffa, bagni inesistenti negli spogliatoi maschili e piccoli e mal funzionanti in quelli femminili; abbiamo visto anche fili scoperti nelle aule, banchi e sedie ‘traballanti’, lavagne insicure, finestre dalle quali entrano acqua e spifferi gelidi, pedana su cui poggia la cattedra mal ridotta.

Istituto Statale d’Arte “Felice Palma”

Aula di discipline plastiche poco agibile, pavimento della biblioteca a rischio; i pannelli sul soffitto appaiono instabili, porte che non ci sembrano a norma, banchi, sedie e cattedre rotte; ‘inquilino abusivo’, che occupa le scale di emergenza. E il cantiere è a norma?

Liceo Classico “Pellegrino Rossi”

Le maniglie delle porte, delle aule e dei bagni, si sfilano e lasciano gli studenti bloccati all’interno con grossi rischi per la loro incolumità in caso di pericolo. Sono presenti barriere architettoniche che non permettono agli studenti diversamente abili di accedere e di spostarsi agevolmente all’interno dell’edificio scolastico. Le lampade a sospensione non sembrano fissate adeguatamente al soffitto, con il rischio che, al minimo inconveniente, rovinino a terra causando pericolo per tutti coloro che si trovano nella stanza in quel momento. Ci sono infissi inadeguati e lavagne molto vecchie, mai sostituite nell’arco di decenni. La palestra e gli spogliatoi, pur essendo stati ristrutturati recentemente, non sembrano offrire sufficienti garanzie sul fronte della sicurezza.

Liceo scientifico “Enrico Fermi”

Manca del tutto la palestra. All’ultimo piano manca il pulsante per dare l’allarme in caso di emergenza; le maniglie in diverse classi si staccano e gli studenti rischiano di restare bloccati nei locali. L’aula magna non riesce a contenere tutti gli studenti. Molte aule sono piccole perché ricavate da uffici; per ricavare delle aule sono stati sacrificati altri spazi didattici come il laboratorio di disegno tecnico.

Altre scuole

Invitiamo studenti, insegnanti e genitori delle altre scuole a segnalare problemi di sicurezza, carenze e disfunzioni nei commenti a questo post o scrivendoci a  retestudentimassa @ gmail.com allegando eventuali foto e filmati.

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Schede / guide di valutazione sicurezza:

Scuola Sicura: controlla la tua scuola
Indici minimi per l’edilizia scolastica e la didattica
Vademecum Igiene e Sicurezza nelle scuole
Schede sicurezza scuola ideale secondo IMQ

Documentazione e approfondimenti:
Il dossier Ecosistema Scuola 2008 di LegAmbiente
Il rapporto Imparare Sicuri 2008 di CittadinanzAttiva
Manifesto per una Scuola Sicura (2003)
Note e approfondimenti dalla Regione Emilia-Romagna

Riferimenti in cronaca:
Scuola bocciata in sicurezza
Scuole a rischio
Necessità di un piano per la sicurezza a scuola
Bimbo cade da finestra scuola: non solo fatalità

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Pisa: salta l’inaugurazione dell’Anno Accademico per protesta contro la legge ammazza-università

Pisa, 16 ottobre 2008

Il rettore dell’Università di Pisa, Marco Pasquali, non inaugurerà l’Anno Accademico e chiederà di fare altrettanto ai rettori di tutti gli atenei italiani. È la risposta forte a quanti, ricercatori, studenti, professori, in piazza da giorni, sono sul piede di guerra contro il decreto legge 112/08, convertito nella legge 133/08, che segna per il sistema universitario pubblico l’inizio della fine. La legge, infatti, annullerà a breve il ricambio generazionale di ricercatori e docenti, e opera tagli indiscriminati, contrari ad ogni criterio meritocratico, ai finanziamenti alla ricerca per costringere gli atenei a trasformarsi in fondazioni private. Per questo la protesta degli universitari pisani è unanime, in sintonia con quello che accade in altri atenei del paese, e in questi giorni ha portato alla decisione drastica di interrompere le lezioni nelle facoltà di scienze, ingegneria, lettere, scienze politiche, agraria, le facoltà più frequentate dell’università.
La legge 133 prevede il blocco del turnover al 20%, cioè impone alle università di assumere un nuovo ricercatore solo ogni cinque pensionamenti. La conseguenza di questo sistema sarà quella di impedire ai giovani di fare ricerca nelle università pubbliche del nostro paese e di spingerli verso i paesi esteri o verso il privato, ma anche quella di chiudere interi corsi di laurea e settori di studio. Non solo: la legge taglia i finanziamenti agli atenei, togliendo dai 3 ai 4 miliardi di euro, in meno di cinque anni. Questo significherà taglio del personale, taglio degli stipendi e aumento delle tasse per gli studenti. Tutte le componenti dell’università sono interessate dalla legge e tutte si stanno mobilitando, come già era successo nella affollatissima assemblea dell’8 ottobre scorso in piazza dei Cavalieri a Pisa, e nuovamente nell’assemblea di ieri, 15 ottobre, convocata dallo stesso rettore, e che ha visto riunite più di seimila persone.
Pisa - Assemblea di Ateneo del 15.10.2008 (foto di Marco|uneM)

Pisa - Assemblea di Ateneo del 15.10.2008 (foto di Marco|uneM)

Ma quello che più preoccupa docenti, studenti e ricercatori italiani è l’idea di università che emerge da questa legge. Un’università pubblica che riveste un ruolo marginale nello sviluppo del paese, nella quale non si investono i soldi della collettività, e che viene costretta alla bancarotta senza nemmeno essere sottoposta a una seria valutazione, come invece sta chiedendo da anni. Per questo, finché ha voce, l’università pubblica italiana si vuole far sentire. E gli universitari pisani sono decisi a gridare la loro contrarietà alla legge 133, anche con azioni importanti come la paralisi dell’intero ateneo, per salvare l’università e il futuro di tutto il paese.

I ricercatori di ingegneria dell’Università di Pisa

Approfondimenti:
Il Giornale dell’Ateneo dell’Università di Pisa


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