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Gelmini su YouTube: videorisposte

Gelmini su youtube Gelmini sbarca su YouTube? .Ben arrivata‘ !

Con fare giovanile e simpatico, in tenuta da ragazza del portatile accanto, (di color ciclamino vestita, ma pur sempre alquanto compita) la Gelmini e’ sbarcata ufficialmente sul pianeta internet. Lo ha fatto in grande stile, tra rulli di tamburo e squilli di tromba delle agenzie: ha acquisito un bel canale partner su YouTube, ed  è partita per la sua nuova avventura.
Pare che la decisione del ministro nasca dal suo smodato desiderio di dialogo con il mondo giovanile e studentesco, di cui cerca di adottare, con la meticolosa attenzione di un’etnologa, le tecniche e i metodi di comunicazione, nonchè le modalità di scambio informazioni e di dialogo tipiche della rete.

Ci chiediamo quindi come mai in precedenza non abbia mai voluto dare ascolto agli studenti, scesi in questi mesi a migliaia nelle piazze, per chiedere a gran voce proprio ciò che lei afferma di voler fare: cambiare la scuola, superare lo status quo, eliminare gli sprechi e ridare slancio alla scuola pubblica.

La Gelmini, al contrario, in questi stessi mesi ha scelto di non consultare nessuno, procedendo a testa bassa (non aveva tempo per ascoltarci), seguendo imperterrita il progetto Tremonti: considerare la scuola come una banale voce su cui risparmiare per far quadrare i conti.
Afferma di voler abbattere i privilegi, ma invece taglia indiscriminatamente verso il basso, rafforza la scuola privata e i baronati universitari, toglie opportunità e fa venir meno per molti il diritto allo studio, lasciando ancora una volta spazio solo ai più forti.

Ora, a cose fatte, e’ arrivata su YouTube, decisa a comunicare con il popolo di internet, chiedendo risposte e ‘anche’ critiche: siamo sicuri non mancheranno!

Certo, prima o poi dovrà confrontarsi anche con il mondo reale, incontrarci di persona e discutere con gli studenti e gli insegnanti le numerose proposte che vengono dalla scuola, e magari sentire anche il parere di qualche esperto, che non mancherà di sicuro al ministero, invece di dare retta solo al capo e a Tremonti.
Nel frattempo, per aiutarla a conoscere quei pareri che finora non ha voluto ascoltare, per aiutarla a raccogliere informazioni corrette e non basarsi sui dati approssimativi o errati che finora le hanno rifilato, per segnalarle quanto siano bislacche le teorie pedagogiche e didattiche che qualcuno le ha contrabbandato per buone, per aiutarla a delineare una vera riforma costruttiva, capace di rilanciare e non umiliare la scuola pubblica, il canale YouTube ‘RISPONDI alla Gelmini‘  è a disposizione di tutti coloro che desiderano contribuire al dibattito con un video di risposta o di proposta :

http://it.youtube.com/groups_videos?name=RISPONDIallaGelmini

Le offese viste su qualche commento ai video o al suo canale non servono a molto. Ha detto di non capire come mai tanta gente è scesa in piazza a protestare. Cerchiamo quindi di proporre dei video e dei commenti costruttivi:  si, sarà faticoso, ma qualcuno dovrà pur mettersi lì e spiegarle tutte quelle questioni…

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>>. Gli altri video della playlist “Rispondiamo alla Gelmini

Riferimenti:
No ministro Gelmini, così non va!
La Gelmini sbarca su YouTube
Rispondiamo alla Gelmini

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Adotta uno studente italiano

L’areoporto di pisa sarà invaso da volantini di supplici studenti italiani che non vedono altra possibilità che l’essere adottati da turisti di passaggio.

Una provocazione degli universitari di Pisa che non nasconde quella che sarà la nostra unica speranza con l’approvazione della 133: ADOTTATECI !!!

 

adotta uno studente italiano

adotta uno studente italiano

Pisa: salta l’inaugurazione dell’Anno Accademico per protesta contro la legge ammazza-università

Pisa, 16 ottobre 2008

Il rettore dell’Università di Pisa, Marco Pasquali, non inaugurerà l’Anno Accademico e chiederà di fare altrettanto ai rettori di tutti gli atenei italiani. È la risposta forte a quanti, ricercatori, studenti, professori, in piazza da giorni, sono sul piede di guerra contro il decreto legge 112/08, convertito nella legge 133/08, che segna per il sistema universitario pubblico l’inizio della fine. La legge, infatti, annullerà a breve il ricambio generazionale di ricercatori e docenti, e opera tagli indiscriminati, contrari ad ogni criterio meritocratico, ai finanziamenti alla ricerca per costringere gli atenei a trasformarsi in fondazioni private. Per questo la protesta degli universitari pisani è unanime, in sintonia con quello che accade in altri atenei del paese, e in questi giorni ha portato alla decisione drastica di interrompere le lezioni nelle facoltà di scienze, ingegneria, lettere, scienze politiche, agraria, le facoltà più frequentate dell’università.
La legge 133 prevede il blocco del turnover al 20%, cioè impone alle università di assumere un nuovo ricercatore solo ogni cinque pensionamenti. La conseguenza di questo sistema sarà quella di impedire ai giovani di fare ricerca nelle università pubbliche del nostro paese e di spingerli verso i paesi esteri o verso il privato, ma anche quella di chiudere interi corsi di laurea e settori di studio. Non solo: la legge taglia i finanziamenti agli atenei, togliendo dai 3 ai 4 miliardi di euro, in meno di cinque anni. Questo significherà taglio del personale, taglio degli stipendi e aumento delle tasse per gli studenti. Tutte le componenti dell’università sono interessate dalla legge e tutte si stanno mobilitando, come già era successo nella affollatissima assemblea dell’8 ottobre scorso in piazza dei Cavalieri a Pisa, e nuovamente nell’assemblea di ieri, 15 ottobre, convocata dallo stesso rettore, e che ha visto riunite più di seimila persone.
Pisa - Assemblea di Ateneo del 15.10.2008 (foto di Marco|uneM)

Pisa - Assemblea di Ateneo del 15.10.2008 (foto di Marco|uneM)

Ma quello che più preoccupa docenti, studenti e ricercatori italiani è l’idea di università che emerge da questa legge. Un’università pubblica che riveste un ruolo marginale nello sviluppo del paese, nella quale non si investono i soldi della collettività, e che viene costretta alla bancarotta senza nemmeno essere sottoposta a una seria valutazione, come invece sta chiedendo da anni. Per questo, finché ha voce, l’università pubblica italiana si vuole far sentire. E gli universitari pisani sono decisi a gridare la loro contrarietà alla legge 133, anche con azioni importanti come la paralisi dell’intero ateneo, per salvare l’università e il futuro di tutto il paese.

I ricercatori di ingegneria dell’Università di Pisa

Approfondimenti:
Il Giornale dell’Ateneo dell’Università di Pisa


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